Venezia e Istanbul: un fantastico tessuto di relazioni

Venezia e Istanbul:

un fantastico tessuto di relazioni.

Otto secoli di reciproci influssi nella tessitura

 

 

 

 

 

 

 

 

Sezione tessiture Bevilacqua

Con la mostra Venezia e Istanbul: un fantastico tessuto di relazioni, otto secoli di reciproci influssi nella tessitura, l’Ambasciata d’Italia ad Ankara, l’Istituto Italiano di Cultura di Istanbul, il Museo del Palazzo di Topkapi, hanno inteso mostrare quanto il gusto, lo stile, il genio nella lavorazione di tessuti pregiati siano comuni alla tradizione della Serenissima e dell’Impero Ottomano. A pochi metri dalle sale del Palazzo di Topkap› che custodiscono gli splendidi manufatti appartenenti al tesoro del Sultano, vengono esposti preziosi tessuti provenienti dall’Archivio storico della Casa Bevilacqua di Venezia, una delle piu antiche tessiture italiane, insieme a manufatti di produzione contemporanea.

La tessitura del velluto viene realizzata a Venezia con telai e tecniche innovative a partire dal XIV secolo. Verso la fine dell’Ottocento alcuni

artigiani veneziani recuperano le tipologie stilistiche e decorative del passato adattandole al gusto dell’epoca. Attraverso una ricca esposizione di damascati, broccati e velluti, la mostra ripercorre idealmente otto secoli di storia, testimoniando i continui scambi culturali tra la Repubblica di Venezia e l’Impero Ottomano. Insieme ai tessuti provenienti dall’Archivio Bevilacqua, la mostra presenta una sezione con alcuni esempi di tessuti di produzione italiana, utilizzati in Turchia per la confezione di abiti ottomani, appartenenti alla collezione permanente del Museo del Palazzo di Topkapı.

 

Sezione collezione Topkapi

La collezione del Museo del Palazzo di Topkapi comprende solo due caftani prodotti con velluti ottomani, tutti gli altri sono stati confezionati con velluti italiani. I colori rosso e oro, il disegno e la composizione della seta italiana suscitavano infatti l’ammirazione dei Sultani ottomani.

Uno di questi esempi, il caftano cerimoniale con colletto (13/829) di fiehzade Korkud (morto nel 918/1513), figlio del Sultano Bayezid II, e in velluto veneziano. Il tessuto e ornato da disegni floreali, uniti da medaglioni ovali, su un fondo di colore rubino scuro. Altri caftani cerimoniali con il colletto sono in velluto veneziano, come il caftano (13/500) esposto in mostra.

I registri dei tessuti dei Kadi di Bursa del XV secolo, testimoniano l’uso diffuso di stoffe di seta importate. Nel quaderno del Tesoro del 1505 (regno del Sultano Bayezid II) viene citato un “abito di velluto italiano con il disegno di una rosa nera…” che attesta la preferenza per le stoffe
italiane.

I quaderni contabili dell’epoca attestano inoltre il ruolo importante attribuito ai tessuti veneziani e italiani, considerati beni di lusso e preferiti a quelli di Bursa, della stessa qualita e di costo inferiore. Nei documenti del 1640, per le stoffe veneziane si usa il termine generico “Frengî” ma si riconosce anche la provenienza veneziana.

Alcuni caftani (13/8) della collezione del Palazzo sono in velluto italiano, ma con disegni ottomani e si ritiene che siano stati prodotti per la Corte

del Sultano, riadattando i disegni ottomani (13/216) nelle stoffe esportate.

In un fialvar (13/407) che si trova nella collezione del Palazzo, il disegno ottomano, la distribuzione dei disegni e gli spazi vuoti fra questi, ricordano il gusto italiano. I velluti italiani si distinguono da quelli ottomani per maglie multistrato e maglie con fili di metallo. I velluti italiani,
oltre che per i caftani dei Sultani, venivano usati anche nella rilegatura dei manoscritti e nell’arredamento, ulteriore segno dell’importanza delle sete italiane presso la Corte Ottomana.

Curatori della mostra Gherardo degli Azzoni Avogadro Malvasia e Sibel Arca

Attualità, Cultura Dic 06, 2011
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